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lunedì 2 novembre 2015

Previdenza, l'inflazione è sotto zero: nessun aumento per le pensioni nel 2016

Previdenza, l'inflazione è sotto zero nessun aumento per pensioni nel 2016

Crescita dei prezzi sotto zero, rivalutazione delle pensioni se non negativa con tutta probabilità azzerata. L’ultima volta che l’indice dei prezzi al consumo ha avuto una variazione con il segno meno è stata nel 1959: questa insolita situazione è destinata, salvo sorprese, a ripetersi quest’anno: non per l’indice principale con cui viene rilevata l’inflazione (Nic) ma per quello più antico relativo alle famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi (Foi). Parametro che al di là della statistiche è fondamentale nella vita concreta perché serve tra l’altro a rivalutare pensioni e canoni d’affitto.

I DETTAGLI
Proprio sui trattamenti previdenziali si pone un problema che il governo dovrà risolvere nelle prossime settimane: entro il 20 novembre infatti andrebbe indicato con un apposito decreto il tasso provvisorio di perequazione per il 2016, ricavato dall’indice Foi relativo ai primi nove mesi di quest’anno. Fino a settembre il segno è negativo ed anche ipotizzando una moderata crescita nell’ultima parte dell’anno risulterebbe un -0,1 per cento (mentre il Nic dovrebbe assestarsi su un +0,1).
In teoria dunque, le pensioni dovrebbero subire una minima decurtazione percentuale. Ma questo non avverrà: la legge del 1992 che definiva il meccanismo della perequazione (in un periodo in cui l'ipotesi di prezzi in discesa era difficilmente concepibile) parlava esplicitamente di «aumenti». E dunque probabilmente sia in via provvisoria che definitiva si opterà per la rivalutazione zero, sebbene la stessa legge accenni alla possibilità di prevedere «ulteriori aumenti» con la legge finanziaria.
Così la maggior parte dei trattamenti previdenziali resterà inchiodata al valore nominale di quest’anno. Anche se concretamente la rata di gennaio risulterà di qualche euro più bassa di quella di dicembre. Questo perché insieme alla rivalutazione provvisoria (nulla) per il 2016 verrà applicata anche quella definitiva per il 2015, a svantaggio dei pensionati: a inizio anno infatti era stato riconosciuto un adeguamento al costo della vita pari allo 0,3 per cento, totale per gli assegni più bassi e parziale in base a percentuali decrescenti per gli altri.
L’andamento effettivo dei prezzi è però risultato ancora più freddo del previsto e il tasso definitivo è stato fissato nello 0,2 per cento. Il decimale in più sarà trattenuto, se non ci saranno disposizioni diverse, con i cedolini di gennaio e febbraio. Ad esempio una pensione pari nel 2014 a 1.000 euro lordi al mese dovrà restituirne 13.
Una parziale eccezione al congelamento delle pensioni riguarderà quei trattamenti superiori alle tre volte il minimo (circa 1.500 euro lordi al mese) che in base alla sentenza della Corte costituzionale della scorsa primavera devono ricevere anche sull’assegno 2016 - secondo le modalità fissate dal governo - una parte della rivalutazione relativa agli anni 2012 e 2013 che era stata a suo tempo cancellata con il decreto salva-Italia del premier Mario Monti.
Per questi pensionati, dopo lo scatto di agosto, l’assegno sarà ancora rialzato di una manciata di euro a parziale recupero di quanto perso in precedenza; ma poi su questa base non sarà applicata la rivalutazione, mentre i conteggi fatti dall’Inps nel giugno scorso ipotizzavano per il 2016 una perequazione pari allo 0,4 per cento.
Un problema in qualche modo simile era stato già affrontato dal governo quest'anno, quando è emerso che sarebbe risultato negativo il tasso di rivalutazione del montante delle pensioni contributive, legato non all'indice dei prezzi al consumo ma al Pil nominale pesantemente condizionato dalla crisi economica. In quel caso si trattava dell'importo di una piccola quota dei trattamenti futuri ancora da assegnare, mentre stavolta in gioco ci sono gli aumenti immediati di chi è già in pensione: alla fine la decisione fu di escludere, per legge, variazioni negative.
Fonte:  ilmessaggero.it

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