L'economia ellenica in progresso nel secondo trimestre, nonostante gli analisti si attendessero un -0,5%. Intanto il Parlamento di Atene discute altri tagli e tasse: subito privatizzazione per ferrovie e porti. Ma l'Eurogruppo di venerdì, convocato per dare il via libera politico al terzo pacchetto di aiuti, discuterà anche la proposta alternativa di Berlino: nuovo prestito ponte e ulteriore rinvio dell'intesa definitiva.
Sorpresa positiva per la Grecia sul fronte dell’andamento dell’economia. Il prodotto interno lordo ellenico è cresciuto a sorpresa nel secondo trimestre dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti, contro il -0,5% atteso dagli analisti, e dell’1,5% su base annua. Ma si complica il quadro delle trattative per lo sblocco del nuovo piano di aiuti da 82-86 miliardi: i dubbi della Germania, che continua a caldeggiare un secondo prestito ponte a carico del Meccanismo europeo di stabilità finanziaria per coprire i pagamenti più urgenti e continuare a lavorare in modo “più accurato” sul terzo salvataggio, gettano ombre sull’Eurogruppo di venerdì. Tanto che il Financial Times titola: “Berlino getta sabbia negli ingranaggi dell’accordo sulla Grecia”.
La Commissione europea ha inviato ai ministri delle Finanze dell’Eurozona, che erano stati convocati per dare il via libera politico all’accordo, non solo la documentazione relativa a un nuovo programma triennale di assistenza finanziaria ma anche, come confermato da una portavoce, “per qualunque uso eventuale del Meccanismo europeo di stabilità finanziaria”. Ovvero la proposta di Berlino. E l’esito è tutt’altro che scontato. Come è noto, la Cancelliera Angela Merkel e il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble sono contrari alla ristrutturazione del debito greco. Sulla cui sostenibilità, però, un nuovo rapporto dell’Unione europea che sta circolando in queste ore tra i governi dell’Eurozona e di cui dà conto l’agenzia Bloomberg evidenzia di nuovo “forti preoccupazioni”. Stando al report raggiungerà il 201% del Pil l’anno prossimo per poi calare al 160% nel 2022 secondo lo scenario “di base”. L’Ue suggerisce un allungamento delle scadenze e un “periodo di grazia” per la Grecia, le stesse soluzioni caldeggiate dal Fondo monetario internazionale. Che non a caso in assenza di un intervento di questo tipo non intende partecipare all’esborso di ulteriori aiuti, come invece Berlino auspica. Una delle nazioni che faceva parte dei cosiddetti falchi dell’Ue, e cioè più intransigenti sulla questione ellenica, ha nel frattempo annunciato che appoggerà il piano di salvataggio della Grecia: si tratta della Finlandia, che tramite il suo ministro delle finanze, Alexander Stubb, si è detta pronta ad appoggiare il terzo piano di salvataggio per Atene.
Nel frattempo alparlamento greco è in discussione il disegno di legge che contiene le nuove misure concordate dal governo di Alexis Tsipras con i creditori internazionali. Il provvedimento sarà votato con ogni probabilità all’alba di venerdì, perché l’esame in Commissione è stato ritardato da aspri scontri tra l’ala sinistra di Syriza e i deputati fedeli a Tsipras. Il pacchetto comprende ulteriori tagli e tasse, come quelle sul gasolio per gli agricoltori che passeranno da 66 a 200 euro per 1.000 litri dal primo ottobre 2015 e a 330 euro dal primo ottobre 2016.
La tassa sul reddito degli agricoltori da versare in anticipo passerà poi dal 27,5% al 55%, mentre l’imposta complessiva sul reddito della stessa categoria è destinata a salire dal 13 al 20% nel 2016 e al 26% nel 2017. Anche gli introiti degli istituti per l’istruzione privata(dove la maggior parte dei greci iscrive i figli per ovviare alle carenze della scuola pubblica), che in passato erano esenti da imposte, d’ora in poi saranno tassati al 23%.
Le agevolazioni sull’Iva sinora applicate per le isole saranno completamente abolite entro la fine del 2016 in tre fasi successive a partire dal primo ottobre 2015 fino al primo gennaio 2017. Gli interessi sui debiti scaduti nei confronti dello Stato pagabili in 100 rate aumenteranno dal 3 al 5% per gli importi superiori ai 5mila euro. Anche gli armatori dovranno pagare le tasse: quella sul tonnellaggio è destinata ad aumentare del 4% all’anno tra il 2016 e il 2020 mentre un contributo speciale da parte dei vettori cargo stranieri resterà in vigore fino al 2019.
L’agenzia per le privatizzazioni, intanto, ha annunciato le scadenze per le offerte per i due maggiori porti e per la compagnia ferroviaria Trainose: le scadenze sono state fissate a ottobre per il porto del Pireo, dicembre per Trainose e febbraio 2016 per il porto di Salonicco
Fonte: ilfattoquotidiano.it
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